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Convivere con il Trauma Complesso: 10 sintomi per riconoscerlo e capirlo
Articolo scritto ascoltando: We are Chaos – Marylin Manson
Dedicato a CHIARA.

Il Disturbo Post-Traumatico Complesso è una condizione di stress cronico, che investe la personalità (ne intacca la struttura modificandola), l’umore, la salute psico-fisica, il comportamento e la memoria.
Il DPTS Complesso è una condizione CRONICA, perché è il risultato dell’esposizione prolungata a traumi cumulativi di varia entità e natura (psicologici, affettivi, fisici, sessuali), mentre il DPTS semplice è una condizione ACUTA e si risolve (ci si augura) in poche settimane/mesi; è più semplice da individuare, perché è connessa ad un singolo evento traumatico di grave entità.
Ciò non esclude tuttavia che una condizione acuta di stress post-traumatico possa condurre il soggetto ad una forma cronica e questo dipende dalla resilienza, dal contesto e da tutta una serie di criteri soggettivi del caso. Non si tratta quindi di una differenza tra “leggero e grave”, ma tra “acuto e cronico”.

trauma complesso

Nel Trauma Complesso le persone sperimentano nella loro quotidianità (e per lungo tempo) un senso di impotenza, di assenza di controllo su sé stessi unita all’impossibilità di fuggire o mettersi in salvo.
È il caso di traumi connessi alle relazioni primarie.
Quando non puoi fidarti dei tuoi stessi genitori, se vivi in un contesto di violenza domestica, abuso psicologico, fisico o sessuale, se non ti sei mai sentito/a al sicuro, anzi, paradossalmente ti sei dovuto/a occupare di chi doveva occuparsi di te oppure le tue prime esperienze di relazione sono segnate da gravi episodi di violenza, bullismo, ciò intacca in modo definitivo la tua fiducia verso il mondo esterno e la capacità di recuperarla, come anche ti condanna a perderla molto facilmente al primo segnale di incoerenza da parte degli altri o di feedback negativo da parte dell’ambiente (società, amici, scuola, lavoro..).
I traumatizzati cronici hanno imparato a contare solo su sé stessi e si sentono al sicuro solo nella loro zona di comfort, per questo tendono ad isolarsi e non mostrare le loro ferite o fragilità a nessuno, perché di base sono convinti che anche chi ti vuole aiutare e ha l’autorità per farlo, (come i genitori che sono stati ambivalenti e imprevedibili) prima o poi ti ferirà o ti abbandonerà.
Come dice il cantante Ghali “…DIMMI CHI CI DIFENDE DA CHI DOVREBBE FARLO…”. (Ghali – Wily Wily).
Il cervello emotivo attiva in modo del tutto inappropriato tutti quegli schemi di difesa connessi alla sopravvivenza, sia fisica che emotiva e per questo le strutture cerebrali connesse al sistema parasimpatico si alterano e con esso alcune funzioni cognitive legate alla memoria, la fiducia nelle relazioni e alla capacità di integrazione.

Disturbo Post-Traumatico Complesso

Ecco quindi alcuni segnali che possono aiutarvi a riconoscere chi soffre di DPTS-C o a “riconoscervi” e in tal senso – a sentivi meno soli.

Riconoscersi nella definizione e nella descrizione HPS/PAS (PERSONA ALTAMENTE SENSIBILE):
“Le Persone Altamente Sensibili (PAS) sono quelle che percepiscono gli stimoli interni ed esterni in modo più intenso e profondo, sono particolarmente empatiche e intuitive. Questo avviene perché il tratto dell’Alta sensibilità, genetico e quindi innato, è determinato da un funzionamento diverso del sistema neurologico, più attivo e suscettibile”.
(www.personealtamentesensibili.it)

  1. L’ipersensibilità è una condizione genetica, ma anche il risultato (purtroppo) dell’alienazione parentale e/o di un trauma evolutivo. Io al contrario di molti colleghi non separo queste due condizioni, perché tendo all’integrazione dei concetti e ritengo che sia proprio la condizione innata di PAS a modificare le traiettorie evolutive di chi subisce un trauma. È possibile che un estroverso, con un temperamento collerico o sanguigno, adotti (in risposta al trauma) condotte di attacco, identificazione con l’aggressore più che di fuga e che sviluppi disturbi della personalità OVERT (attacco e fuga) connessi alla disregolazione emotiva e al controllo degli impulsi (ADHD, doc, paranoia, dipendenze, ossessività, isteria attiva, narcisismo mitomane…), mentre un introverso altamente sensibile con un temperamento flemmatico o melancolico tende a sviluppare disturbi della personalità COVERT (fuga/freezing/fawning) connessi alla scarsa autostima, la regressione allo stato infantile di dipendenza, l’isteria passiva, la paranoia, il panico ossessivo fobico, sintomi depressivi, auto sabotaggio..).
  2. Sfiducia verso il mondo esterno: Non credo servano spiegazioni, per questo riporto solo qualche stralcio di frase già sentita in terapia, sia con le orecchie, che con il cuore…: “Dottoressa lei è il 5 terapista che vedo, ho l’impressione che non mi ascoltino e poi, non parlano mai, non mi danno alcun segnale di cosa pensino” …. “nessuno comprende quanto sia difficile ogni giorno lottare con questo mostro, che ti impedisce di fidarti degli altri… ci metto il doppio del tempo a fare tutto”!… “mi sento così in colpa, perché le visite di parenti e amici mi stressano! ….. è una vera impresa… devo prepararmi psicologicamente se viene mia madre/padre”, … “non riesco a lasciare il mio cagnolino con nessuno…, né a farmi aiutare da nessuno, devo fare tutto da solo/a, se esco a fare una passeggiata sono talmente attento ad ogni pericolo da non godermi l’esperienza”, …. “se qualcuno che amo non sta bene, non mi fa capire che va tutto bene, entro nel panico.. non dormo, penso a lui/lei tutto il giorno…”…. “ mi sento un alieno dottoressa, un pazzo, una persona strana”!
  3. Incubi e flashback: le notti di chi soffre di DPTS-C sono molto movimentate. Gli incubi o i flashback possono riguardare sia le situazioni traumatiche vissute o rimosse oppure rimugini di esperienze recenti che hanno riattivato i ricordi traumatici. Di base, l’ansia diviene un tuo fedele compagno di vita.
  4. Ricerca di isolamento: per i traumatizzati cronici, la casa è un utero, rappresenta il luogo in cui si sentono sicuri, lontani dai pericoli, per questo anche in situazioni sociali, tendono a preferire situazioni in cui riproporre questa condizione di tranquillità e calma. Se una persona affetta da DPTS-C condivide esperienze socialmente molto stimolanti (feste, serate, riunioni familiari…), quasi certamente poi avrà bisogno di recupero, di isolarsi e di passare del tempo da solo/a.
  5. Iper-vigilanza e Iper-reattività agli stimoli esterni: chi soffre di DPTS-C tende a reagire in modo inappropriato agli stimoli esterni, perché il cervello non fa distinzione tra uno stimolo neutro o non pericoloso e uno che invece potrebbe esserlo. Questo perché chi ha subito gravi traumi evolutivi sa benissimo che qualsiasi stimolo potrebbe essere potenzialmente pericoloso ed è per questo che non si rilassa mai. Addormentarsi piacevolmente o sentirsi rilassati è una condizione di normalità, che un traumatizzato sperimenta molto raramente rispetto a una persona non traumatizzata, perché il suo cervello è costantemente IMPEGNATO AD OPERARE UNO SCANNING DELL’AMBIENTE CIRCOSTANTE E DELLE PERSONE CHE NE FANNO PARTE per valutare se c’è un pericolo.
  6. Poteri speciali: chi è vissuto in un contesto evolutivo traumatico, ha imparato ad usare i suoi sensi in modo molto raffinato (vista, udito, tatto, olfatto…); questo perché come nella giungla una preda deve difendersi dai predatori lui/lei ha imparato a riconoscere ogni segnale al fine di garantirsi la sopravvivenza. Questo handicap implica iperacusia, sensibilità eccessiva agli odori, tatto molto fine e vista molto fine, con maniacale attenzione ai dettagli. Molte diagnosi pure di DOC o DAG (disturbo di ansia generalizzata) non sono altro che esiti di personalità traumatizzate sintomatiche alla spasmodica ricerca di controllo ossessivo sull’ambiente circostante.
  7. Dissociazione: i traumatizzati sanno dissociarsi o meglio imparano a ripeterlo… dato che il trauma ha “rotto” lo scudo di illusione di sicurezza che tutti abbiamo. La dissociazione è un meccanismo di difesa che altera la coscienza e il senso di realtà permettendo al cervello di “distaccarsi” dall’esperienza che si sta vivendo, se questa è eccessivamente dolorosa o penosa. Questo meccanismo scatta anche in situazioni che rimandano ai traumi vissuti o semplicemente quando gli stimoli esterni sono eccessivi (TRIGGER). Ecco quindi che la persona traumatizzata vive un’esperienza nel qui ed ora, ma di fatto se questa inizia ad essere eccessivamente stressante o dolorosa, la coscienza si muove altrove e se ne percepisce l’assenza.
  8. Difficoltà a verbalizzare ed elaborare le esperienze: le persone che soffrono di DPTS-C non riescono sempre a “spiegare” cosa sentono e provano, soprattutto non riescono a farlo con le parole giuste. Le memorie traumatiche attivano schemi di reattività emotiva forti e il nostro compito come terapisti è proprio insegnare loro come dare agli altri il loro libretto di istruzioni (MANEGGIARE CON CURA) o insegnare loro a mettere dei confini con chi non comprende e quindi può ferirli nuovamente anche senza volere o fraintenderli. Gli altri possono percepirli come egoisti, chiusi, depressi, “strani” o imprevedibili.
  9. Ipersessualità o fobia sessuale: Nel primo caso, non si tratta del disturbo da dipendenza sessuale o dell’adozione di condotte sessuali parafiliche o compulsive (ossia deviate, ripetitive o maniacali), ma semplicemente della ricerca estrema di CONTATTO FISICO E APPROVAZIONE che rimandano a una condizione di benessere uterino primario; si tratta della ricerca del proprio valore, della ricerca di ormoni buoni come endorfine e ossitocina, della conferma dei confini di sé stessi della propria esistenza fisica attraverso l’illusione della completezza simbiotica con l’altro nell’atto sessuale, che può portare a forme di attaccamento ossessivo al partner. Nel secondo caso, sempre per esiti di abusi o per reazione ad essi, si può collegare alla sessualità qualcosa di estremamente pericoloso e rischioso per se stessi, ritraendosi in una sorta di “narcisismo morale stoico”, come lo chiamo io, che di base cela la paura dell’incontro sessuale con l’altro, poiché in esso si annida il rischio del benessere e con esso della dipendenza dall’altro, dal suo corpo e dalla sua persona che a sua volta rimanda alla dipendenza dal genitore, che un traumatizzato teme più di ogni altra cosa, perché è proprio quella condizione di vulnerabilità e dipendenza infantile edipica che lo ha costretto/a a subire in termini di violenza psicologica, affettiva o fisica/sessuale.
  10. Dubbi su sé stessi: la sfiducia verso il mondo esterno e i danni alla propria autostima portano le persone affette da DPTS-C a non fidarsi neanche di sé stesse, a capire cosa realmente provano o pensano. Sentimenti, emozioni e pensieri si intersecano in un groviglio difficile da sbrogliare, necessitano di molte rassicurazioni e per questo le terapie relazionali tese all’integrazione possono essere di grande aiuto.

Se anche tu ti riconosci nella descrizione di una persona altamente sensibile e soprattutto pensi di vivere una condizione di STRESS RELAZIONALE CRONICO, sei sul sito giusto!
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Dottoressa Silvia Michelini