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Chi soffre della sindrome di Cassandra vuole mettersi alla prova in sfide ed esperienze nuove per dimostrare a sé stesso e agli altri il proprio valore, tuttavia per una serie di meccanismi di difesa innesca un processo di auto-sabotaggio inconscio, a causa del quale tende a fallire.
Secondo la legge di attrazione o meglio “la profezia che si auto-avvera” (spiegata in modo più approfondito nel mio e-book sugli attacchi di panico – https://www.kobo.com/it/it/ebook/siamo-cio-che-sentiamo) se tu inconsciamente senti che sbaglierai è proprio quello che accadrà, perché ti comporterai in modo inconsapevolmente fallimentare oppure ti legherai a persone che ti condurranno al fallimento emotivo, affettivo o pratico.
Chi soffre della sindrome di Cassandra quindi, sbaglia e fallisce perché inconsciamente è ciò che si aspetta da sé stesso/a.

Il mito di Cassandra:
Cassandra, figlia del re di Troia Priamo, nella mitologia greca era una sacerdotessa talmente bella che di lei si innamorò anche il Dio Apollo, questi per conquistarla le diede il dono di poter predire il futuro. Nonostante il regalo, Cassandra respinse l’amore del Dio che adirato la punì vanificando il suo stesso dono condannandola a non essere creduta.
Il mito rappresenta la profetessa che può conoscere il futuro ma non sarà mai ascoltata perché nessuno crederà alle sue profezie. Apollo non ha condannato Cassandra al semplice mutismo, le ha dato la facoltà di percepire più del normale, prevedendo anche il futuro, mantenendo l’uso della parola, rimanendo dunque consapevole del fatto che gli altri la possono ascoltare ma sceglieranno di non sentirla, anzi la considereranno pazza e delirante per le sue insistenze soprattutto quando dovrà avvertirli del pericolo immane.
(Fonte: marilena mareschini).

Essere consapevoli di parlare rimanendo invece muti è una vera e propria tortura per chi ha bisogno di comunicare ed interagire con l’altro. Nella Sindrome di Cassandra, l’autostima carente e la profezia che si auto avvera determinano la condanna dell’essere considerati pazzi come nella dinamica del capro espiatorio.
Cassandra cerca negli altri conferma del proprio valore ed ha costruito la sua identità sulla ricerca dell’approvazione altrui; non considera l’altro nell’interazione e tende ad assumersi ogni responsabilità del fallimento.
Il vizio della dinamica è insito proprio nell’apporre il locus of control all’esterno. Se io incarico un’altra persona di confermare il mio valore, mi distacco da una consapevolezza interiore di cosa sono e cosa valgo, mettendo di fatto gli altri nella posizione di esercitare un potere che probabilmente neanche volevano.
La rabbia di Cassandra tuttavia, non si rivolge all’esterno, non conduce a un cambiamento ma stagna al suo interno generando un’ invidiosa ruminazione unita a fantasie di vendetta e di riscatto morale nell’aldilà: “prima o poi tutto torna”. “giustizia divina sarà fatta”.


Nel tempo, il mito di Cassandra è stato utilizzato per descrivere la condizione psicologica di non essere creduti e di una persona pessimista, con visioni catastrofizzanti, vittima delle sue stesse previsioni.
Melanie Klein nel 1963, la psicologa Melanie Klein interpretò la sindrome di Cassandra come una metafora della coscienza morale umana, il cui compito principale è la prevenzione. Cassandra, come coscienza morale, “predice che seguirà la punizione e sorgerà il dolore”.
La necessità di sottolineare i disturbi morali e le conseguenti conseguenze sociali è dovuta a ciò che Klein chiama “le influenze distruttive del crudele Super-io”.
Esprime una tendenza universale alla negazione. La negazione è una potente difesa contro l’ansia e il senso di colpa “.

Laurie Leighton Shapira (1988) ha ha descritto tre fattori che compongono la sindrome di Cassandra:
1) Rapporto disfunzionale con l ‘”archetipo di Apollo” (modello di qualsiasi persona o cultura, vincolata da ordine, ragione, intelligenza, verità e chiarezza, negando l’occulto o l’irrazionale).
2) Disagio emotivo o fisico, inclusa l’isteria.
3) Mancanza di fede quando si cerca di mettere in relazione il fatto di queste esperienze con gli altri. Cassandra quindi stringe relazioni disfunzionali basate sulla non reciprocità della visione della vita e del futuro.
Leighton Shapira afferma che: “Ciò che vede la donna Cassandra è qualcosa di oscuro e doloroso, che potrebbe non essere ovvio in superficie o che i fatti oggettivi non confermano. Immagina un risultato negativo o inaspettato; o qualcosa che sarà difficile da gestire. O la verità che altri, soprattutto figure influenti, non sarebbero d’accordo ad accettare. Per altri, le sue parole sembrano prive di significato, non correlate, esagerate”.
Источник: https://prof-sem.ru/it/interior/associaciya-glubinnoi-psihologii-teurung-arhetip-kassandry-kak-osnova.html

Il complesso è motivo di grave frustrazione… avere delle intuizioni, dei desideri ma non poterli realizzare, non essere visti o creduti e alla fine rivolgere la rabbia verso sé stessi in un processo inconscio di auto-distruzione nel quale si avvera quello che Cassandra sub-odorava, ma non è stata in grado di far capire agli altri o all’altro o forse semplicemente a se stessa.

Dottoressa Silvia Michelini