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Il nervo vago è il nervo cranico più lungo dell’organismo (dal latino vagus “vagabondo”); fa parte del sistema “parasimpatico” implicato nel funzionamento del sistema nervoso a “riposo” cioè nei meccanismi di regolazione di nervosismo, calma, rabbia e rilassamento.
Lo stress cronico e/o il trauma mettono a dura prova questo sistema di “sicurezza” e il risultato è un funzionamento energetico altalenante – on/off che passa da uno stato di perenne “iper-vigilanza” (attivazione, ansia, paura) ad uno di crollo depressivo (stanchezza, burn-out/depressione).
La sensazione di potersi proteggere, di accedere ad uno stato di calma in modo autonomo è ciò che ci fa sentire “al sicuro” e padroni di noi stessi; se questo sistema di sicurezza salta è come se permanessimo in un costante stato di allerta (per questo si paragona lo stress prolungato e cronico allo stress di guerra) si verifica una costante disregolazione emotiva che si ripercuote poi negativamente sia sul sistema immunitario che endocrino.
Le persone che hanno sviluppato una sensibilità post-traumatica (reattività post-traumatica) si relazionano in modo incostante con gli altri, rischiando di essere diagnosticati (magari a ragion d’essere, ma è solo la superficie della questione) come “borderline”, “bipolari”, “ossessivo-compulsivi” o “autistici” (scarsa tolleranza degli stimoli ambientali con facilità di decadimento da uno stato di iper-arousal al totale meltdown/breakout e necessità di controllo ossessivo ed evitamento “dell’altro”).
La verità è che è molto difficile relazionarsi con qualcuno quando non ti senti al sicuro “in casa tua” e non riesci a smaltire lo stress accumulato, perciò tendi a sentirti appagato/a solo in relazioni che ti consentono di recuperare quello stato di sicurezza primordiale senza importi una costanza affettiva.


Chi si relaziona con persone dotate di un tale grado di sensibilità ed intelligenza emotiva, deve imparare a rispettare i tempi di riposo e di disconnessione momentanei, senza “pressare” l’altro, poiché otterrebbe solo una “fuga”, un “attacco” o una “chiusura” totale.
La percezione di essere accettati per quello che si è, di non doversi conformare a rigidi standard di aspettative da parte dell’altro, mette la persona altamente sensibile in uno stato di relax, che gli consente di recuperare energia molto più velocemente.
Le memorie traumatiche infatti, possono anche essere la conseguenza di “relazioni disfunzionali” vissute nella prima infanzia, violenze psicologiche o rapporti conflittuali vissuti con una figura affettiva dominante che ci ha controllato attraverso la svalutazione o la deprivazione affettiva.

La sicurezza in sé stessi (autostima e senso di identità solida) è la base per relazionarsi con gli altri.

La relazione tra il nervo vago e la regolazione degli stati affettivi nel trattamento dei disturbi post-traumatici complessi è la chiave per mettere in relazione la psiche con il soma, ossia con tutte quelle reazioni fisiologiche, istintive e primarie che senti e pensi di non poter controllare o gestire.

Le terapie integrate sul trauma si occupano di trovare un filo conduttore tra tutti gli elementi incoerenti e controversi sul tema, (come ad esempio la correlazione tra i disturbi di personalità e i sintomi clinici) e si focalizzano sulla gestione delle fasi altalenanti on/off, sull’integrazione sinaptica delle memorie traumatiche e sull’aumento della capacità del sistema nervoso di fronteggiare situazioni di stress (aumento della tolleranza e della complessità/finestra di tolleranza).

Dottoressa Silvia Michelini