Bambine “Interrotte”: Ecco come la segregazione di genere e l’iper-sessualizzazione precoce possono influire sull’identità femminile adulta.

Immaginate di camminare nel reparto bambini di un normale negozio di abbigliamento e di trovare, nella sezione costumi bambina 4-6 anni, un bikini a triangolo con coppe imbottite e mutandina sgambata, se non un perizoma. La reazione comune, soprattutto per occhi poco attenti e privi di malizia, è derubricare la questione a un gioco innocente: “Le bambine vogliono solo imitare la mamma”. Ciò che però dimentichiamo è che un conto è un gioco di mascheramento fatto a casa con le amiche o i genitori, un conto andare in spiaggia a 5 anni con un bikini imbottito e un perizoma. Troppo rigidi? Forse, ma non deve interessarci perché a parlare sono i dati non le idee.
In qualità di psicologa e criminologa clinica, sento l’esigenza di fornire maggiori informazioni sulla tematica della sessualizzazione precoce delle bambine e della segregazione di genere. La segregazione di genere è la tendenza a separare o raggruppare le persone in base al loro sesso o genere, sia nei comportamenti sociali sia nei contesti ambientali. In psicologia e psicologia sociale, descrive come individui e gruppi si dividano in categorie maschili e femminili a causa di norme culturali, stereotipi e dinamiche di sviluppo.
Quest’ultima riguarda sia i maschi che le femmine ed avviene chiaramente secondo dinamiche differenti, ma ugualmente limitanti.

A un maschietto viene presto insegnato che non si piange, che la vulnerabilità emotiva va repressa e che chi esprime sensibilità è “una femminuccia”; il vestiario maschile raffigura eroi, mostri, forza e gli si forniscono per giocare fucili, automobili, costruzioni, stigmatizzando il suo naturale bisogno di accudimento qualora preferisse un bambolotto. Alle bambine, di contro, vengono storicamente imposti e proposti contesti legati alla gestione domestica, come cucine e lavatrici.

In questo articolo, però, parlo in particolare dell’oggettificazione precoce del corpo delle bambine e della loro sessualizzazione e adultizzazione da parte dei mass-media, dei social e, ahimè, anche dei genitori attraverso il fenomeno dello sharenting.

Il titolo scelto evoca volutamente il celebre film “Ragazze Interrotte”, perché proprio come in quella narrazione si assiste alla frammentazione della psiche femminile in un ambiente disfunzionale, l’iper-sessualizzazione precoce agisce in modo subdolo e può “interrompere” la naturale evoluzione biologica e psicologica dell’infanzia, per barattarla precocemente con una recita adultizzata.

Questa tendenza del mercato non è un fenomeno estetico, ma un indicatore di un processo sistematico di adultizzazione e iper-sessualizzazione precoce. Dietro la facciata di una società che si professa vicina alla parità, si nasconde una forma di segregazione che vincola (maschi e femmine, ma qui parliamo di femmine) le femmine alla performance estetica fin dall’infanzia, strutturando una specifica vulnerabilità clinica e vittimologica nell’adulta di domani. La tendenza ad educare le femmine all’estetica, ad essere sempre carine a discapito dell’esplorazione attiva, è ampiamente documentata dalla psicologia dello sviluppo e dalle neuroscienze.
Gli studi della psicologa Eleanor Maccoby (“The Two Sexes: Growing Up Apart, Coming Together”, 1998) evidenziano come la segregazione di genere nell’infanzia sia fortemente alimentata dalle dinamiche di gruppo e dalle pressioni del contesto sociale. Aggiungendo un tassello empirico, le ricerche condotte da Judith Blakemore e pubblicate nello studio “Characteristics of Boys’ and Girls’ Toys” (2005) dimostrano come i prodotti commercializzati per le femmine siano rigidamente incentrati sull’attrattiva fisica e le abilità domestiche, mentre quelli per i maschi stimolano l’autonomia, la competizione e l’azione.
A confermare la gravità di questo imprinting è stata una vera e propria pioniera delle neuroscienze, la scienziata Lesley Rogers. Nel suo caposaldo “Sexing the Brain” (1999, edito in Italia da Einaudi nel 2001 con il titolo “Sesso e cervello. Chi nasce così e chi lo diventa”), Rogers dimostra come gli stereotipi e la segregazione culturale di genere siano in grado di modellare fisicamente il cervello infantile attraverso i processi di plasticità cerebrale, smentendo qualsiasi forma di rigido determinismo biologico. Non si tratta, quindi, di una scelta neutra o di un gioco: questo condizionamento precoce altera le classi di sviluppo neuronale e psicologico, spingendo le bambine a misurare il proprio valore in base a come appaiono e non a ciò che fanno.
Oggettificazione e Ansia Corporea
La letteratura scientifica internazionale descrive la sessualizzazione precoce come un condizionamento identitario profondo. Secondo il report dell’APA Task Force on the Sexualization of Girls e il modello teorico della Self-Objectification formulato da Barbara Fredrickson e Tomi-Ann Roberts, l’esposizione a questi stimoli commerciali attiva nelle minori il meccanismo dell’auto-oggettificazione.
La bambina cessa di esperire il proprio corpo dall’interno (prospettiva interocettiva: “cosa sente il mio corpo, quanto può correre?”) e inizia a guardarsi costantemente dall’esterno (“come appaio agli altri?”). Questo costante monitoraggio del corpo (body surveillance) può avere conseguenze ben precise:
- Impiega molte risorse cognitive: L’attenzione focalizzata sull’apparenza riduce la memoria di lavoro e ciò a scapito dell’apprendimento.
- Si dissocia dai bisogni interni: Genera stati di ansia corporea (body shame), ostacolando il recognition delle proprie emozioni e dei propri confini biologici.
- Intacca l’autostima e l’identità: L’identità si ancora a standard estetici esterni e variabili di un apparire mutevole, aumentando il rischio di sintomi depressivi, condotte ossessive e disturbi alimentari.
Questa tendenza all’erotizzazione precoce trova una declinazione allarmante nel fenomeno transatlantico dei concorsi di bellezza infantili (le child beauty pageants americane). In questi ambiti, l’infanzia viene letteralmente distorta e adultizzata: bambine piccolissime vengono sottoposte a manipolazioni estetiche estreme come tinte per capelli, spray abbronzanti, extension e persino dentiere finte, costringendole a esibirsi con trucco pesante e abiti ricalcati sulla sensualità adulta per compiacere e catturare l’approvazione dell’occhio esterno.

Il Continuum Clinico: dall’oggettificazione alla dipendenza affettiva?
Cosa c’entra un bikini imbottito a 5 anni con il livello di tolleranza di una relazione disfunzionale a 30? Dal punto di vista clinico non dobbiamo commettere l’errore di cercare un nesso causale diretto, bensì analizzare un’ipotesi evolutiva e multifattoriale in cui l’internalizzazione di standard adultizzati agisce come un potente fattore di vulnerabilità relazionale adulta.
Nello sviluppo psico-sessuale e di personalità legato alle dinamiche di dipendenza affettiva, il nucleo centrale è spesso un Sé frammentato, condizionato dal bisogno esasperato di rispecchiamento e approvazione. Quando una bambina apprende che la compiacenza è un canale per ottenere validazione e amore sia dai genitori che all’esterno, rischia di strutturare un Falso Sé relazionale (secondo la definizione originaria del celebre psicoanalista Donald Winnicott) e di strutturare un locus of control esterno.
il locus of control rappresenta l’atteggiamento mentale grazie al quale si riescono a influenzare le proprie azioni e i risultati che ne derivano.
Chi mostra un locus of control esterno percepisce gli eventi come imprevedibili, dipende dagli altri, ha bassa autostima, scarsa autoefficacia e attribuisce i propri insuccessi al destino o agli altri.
Al contrario chi ha un locus of control interno mostra conoscenze e skill che consento di affrontare al meglio le situazioni e i problemi, pensano di poter raggiungere gli obiettivi prefissati, credono nelle loro capacità e non temono la fatica. (State of mind – https://www.stateofmind.it/2017/03/locus-of-control-psicologia/)

La ricerca clinica nell’ambito della psicopatologia dello sviluppo — ampiamente sistematizzata dagli studi longitudinali di derivazione bowlbiana e dalle rassegne di Szymanski, Moffitt e Carr (2011) — mostra che questo imprinting precoce può tradursi, nella vita adulta, in una marcata insicurezza, in una bassa autostima e, di conseguenza, in una vulnerabilità strutturale a sviluppare tratti di personalità dipendente, insicura o totalmente centrata sull’approvazione esterna.
Inoltre, ricerche empiriche fondamentali, come lo studio cardine di Cash, Thériault e Milkewicz (2004) della Memphis University, seguito dai modelli di Cheng e Mallinckrodt (2009), evidenziano come gli stili di attaccamento insicuro-ansioso correlino in modo diretto e significativo con alti livelli di body surveillance (monitoraggio corporeo). I dati dimostrano che la donna con attaccamento ansioso tende a utilizzare il proprio corpo, l’iper-controllo estetico e la compiacenza verso l’esterno come uno strumento disperato e disfunzionale per mantenere la vicinanza del partner, scongiurare il rifiuto e arginare l’angoscia profonda da abbandono.
In questo quadro si inserisce l’introiezione dello sguardo maschile (Male Gaze): l’occhio esterno viene talmente assimilato all’interno della psiche femminile che la bambina prima, e la donna poi, si convince che determinati desideri estetici ed esibizionistici siano espressione della propria reale volontà. In realtà, si tratta di un modello introiettato di ciò che risponde all’aspettativa esterna, costantemente amplificato dai mass media. Quando questo meccanismo viene persino rinforzato e premiato dai genitori – che si fanno orgogliosi promotori dell’estetica della figlia – il corto circuito identitario è totale.

Questo non intacca solo le relazioni affettive, ma distrugge il senso di valore percepito globale, portando la donna a credere di “non essere nulla se uno sguardo non la valida” e condizionandone drasticamente l’autostima e persino l’ambizione e le scelte di vita lavorative, storicamente orientate al solo accudimento e alla gratificazione altrui.
Di conseguenza, chi ha imparato a oggettivarsi sperimenta spesso una drastica riduzione del proprio potere personale e dell’assertività emotiva, faticando a porre confini fermi all’inviolabilità del proprio spazio psicologico e fisico. Questo quadro clinico aumenta statisticamente la tolleranza verso dinamiche di coppia disfunzionali, manipolatorie o francamente maltrattanti (como l’abuso psicologico, economico o la violenza domestica), dove il partner o l’introiezione dell’occhio esterno (“cosa l’altro vuole, cosa cerca in me, come mi vuole”) cessa di essere un riferimento paritario e diventa il giudice supremo del proprio valore.

L’Allarme Criminologico: Grooming e Pedofilia
Oltre al danno psicopatologico intrapsichico, questa tendenza si rivela socialmente ed estremamente pericolosa sotto il profilo della sicurezza dei minori. L’iper-sessualizzazione precoce, l’adultizzazione commerciale e pratiche sconsiderate come lo sharenting – in cui i primi a oggettivare ed esporre pubblicamente i corpi dei figli sono proprio i nuclei familiari, totalmente ciechi davanti ai pericoli della rete – espongono i minori a rischi drammatici di adescamento online (grooming), violenza e cyberbullismo.
Da un punto di vista strettamente criminologico, l’immissione sul mercato di costumi imbottiti o perizomi per bambine di 5 anni normalizza e facilita l’azione delle reti pedofilo-pornografiche.
(“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia”.
(Prof .Humbert , 40 anni, a Lolita, 12 anni)
I soggetti devianti ed abusanti esistono già a prescindere; le logiche di mercato, confezionando bambine modellate secondo canoni erotici adulti, abbattono pericolosamente le barriere sociali di protezione dell’infanzia, fungendo da facilitatori per l’adescamento sessuale e la manipolazione.
Prevenzione Clinica
La segregazione di genere e l’iper-sessualizzazione infantile agiscono come gabbie culturali che colpiscono lo sviluppo nella sua interezza: mentre i bambini vengono spesso privati della libertà di esplorare la propria sensibilità ed emotività profonda, le bambine vengono spinte precocemente e unicamente nel recinto della valutazione e della performance estetica.
Riconoscere l’esistenza di questo filo conduttore tra l’offerta commerciale rivolta all’infanzia, la cecità genitoriale e la psicopatologia dell’adulta non risponde a criteri di moralismo. Al contrario, si configura come un atto di prevenzione clinica e criminologica d’avanguardia. Proteggere l’integrità evolutiva dei minori oggi, impedendo l’interruzione della loro infanzia, significa decontaminare il terreno su cui, domani, potrebbero radicarsi i fenomeni della pedofilia, della dipendenza affettiva e della violenza domestica.

Conclusioni
IL DIRITTO DI ESSERE BAMBINI
Infanzie “Interrotte“
Parlare di infanzia “interrotta” significa riconoscere ad alcuni bambini viene impedito e negato il diritto fondamentale di essere piccoli quando è il momento di esserlo.
Non possiamo costringere i minori a interpretare anzitempo il ruolo di adulti e poi meravigliarci dei rischi e disagi psicologici che ne derivano. Quando l’industria dei consumi trova la complicità sociale dei genitori non ci si accorge a volte – di spezzare la linea evolutiva naturale; si priva il minore dello spazio protetto necessario per strutturare un Sé autentico. Proteggere oggi i confini biologici e psicologici dell’infanzia, restituendo alle bambine e ai bambini il diritto al proprio tempo evolutivo, non è una scelta obsoleta e non al passo coi tempi, ma l’unico intervento preventivo possibile per evitare di dover curare, domani, le ferite di identità profondamente frammentate.
Un articolo consigliato:
Psicologia Contemporanea: (gennaio febbraio 2008, n. 205)
Anna Oliverio Ferraris – Jolanda Stevani
L’EROTIZZAZIONE DEI BAMBINI NELLA PUBBLICITA’

Dott.ssa Silvia Michelini
Riferimenti Bibliografici
- American Psychological Association (APA), Task Force on the Sexualization of Girls. (2007). Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls. Washington, DC: American Psychological Association [15.2].
- Blakemore, J. E. O., & Centers, R. E. (2005). Characteristics of Boys’ and Girls’ Toys. Sex Roles, 53(9-10), 619-633.
- Fredrickson, B. L., & Roberts, T. A. (1997). Toward understanding women’s lived experiences and mental health risks: Objectification theory. Psychology of Women Quarterly, 21(2), 173-206.
- Kaysen, S. (1993). Girl, Interrupted. New York: Turtle Bay Books.
- Maccoby, E. E. (1998). The Two Sexes: Growing Up Apart, Coming Together. Cambridge, MA: Belknap Press / Harvard University Press.
- Rogers, L. (2001). Sesso e cervello. Chi nasce così e chi lo diventa. Torino: Einaudi. (Opera originale: Sexing the Brain, 1999, London: Phoenix).
- Winnicott, D. W. (1965). The Maturational Processes and the Facilitating Environment. London: The Hogarth Press. Cash, T. F., Thériault, J., & Milkewicz, A. (2004). Using attachment theory to understand body image: The role of romantic attachment in women’s experiences of body surveillance and body shame. Journal of Counseling Psychology, 51(3), 320-330. [1]
- Cheng, H., & Mallinckrodt, B. S. (2009). Parental bonds, anxious attachment, media internalization, and body image dissatisfaction: Exploring a mediation model. Journal of Counseling Psychology, 56(3), 365-375. [1]
- Szymanski, D. M., Moffitt, L. B., & Carr, E. R. (2011). Sexual objectification of women: Advances to theory and research. The Counseling Psychologist, 39(1), 6-38.