“Sette sataniche: tra fenomeno culturale, manipolazione mentale e condotte criminogene”
Di Silvia Michelini – Psicologa e Criminologa Clinica
Questo saggio monografico esplora gli aspetti sociologici e psicopatologici insiti nel modus operandi delle sette sataniche e delle correlate condotte criminali messe in atto da queste organizzazioni.
Negli ultimi trent’anni i progressi compiuti nell’ambito della profilazione psicologica e dell’indagine criminologica hanno permesso di inquadrare il fenomeno delle sette sataniche e del satanismo come un grave problema sociale caratterizzato da condotte ricorrenti di adescamento, sfruttamento, traffico di esseri umani, ma anche abuso, tortura e, talvolta, uccisione di persone in condizioni di vulnerabilità, ad opera di figure, come i leader carismatici di queste organizzazioni e i loro seguaci, affetti spesso da strutture di personalità patologiche e pericolose. La peculiarità psicologica degli adepti, manipolati ed adescati in condizioni di vulnerabilità psicologica o sociale rende spesso difficile valutarne l’imputabilità e per questo può essere utile approfondire le radici culturali e le condotte messe in atto in questi contesti, acquisendo maggiore cognizione del loro modus operandi.
La setta: definizione e caratteristiche
La setta può essere definita come un’associazione di persone accumunate da specifiche e distintive credenze di natura religiosa, politica o filosofica .
Tra i primi autori a occuparsi delle sette, vi fu il sociologo Max Weber , che approfondì in particolare il fenomeno delle sette protestanti, riconducendo alla natura stessa del protestantesimo la tendenza a organizzare i gruppi religiosi in maniera settaria. Nell’ottica di Weber, una delle caratteristiche distintive della setta è proprio la tendenza ad auto-escludersi dagli altri contesti affini, assumendo condotte, rituali e, talvolta, un’iconografia riconoscibile e a sé stante, spesso estranea e inaccessibile ai non adepti.
Troeltsch riteneva che la setta si pone sempre in contrapposizione con la chiesa, soprattutto se i membri sono provenienti da classi sociali medio-basse e si identificano nella contestazione o il netto rifiuto dei valori della società di appartenenza, inclusi quelli religiosi.
Fare parte di una setta soddisfa la fame di appartenenza e il desiderio di riconoscimento da parte dei membri, disposti a mettere un grado di impegno per identificarsi e sentirsi parte di qualcosa. In tal senso la setta è un sistema totalizzante, basato sull’adesione volontaria e a volte ereditaria. Il leader carismatico a capo della setta viene percepito come una figura speciale, illuminata e “profetica”, incarnazione dei valori del gruppo e depositario della verità e delle sorti del mondo.
Oggi si tende a distinguere due tipologie di setta: la setta-chiesa e la setta-culto. La prima costituisce una vera e propria organizzazione religiosa, che nasce spesso in opposizione a chiese già codificate in precedenza e che si occupa di reclutare nuovi membri. Essi, una volta fatto il loro ingresso nella setta, occupano le posizioni più basse nella scala gerarchica, al cui vertice vi è invece il leader o il fondatore originario della setta. Similmente, la setta-culto si occupa di reclutare nuovi seguaci, ma tende ad avere un atteggiamento più intransigente nei confronti del mondo esterno, arrivando ad allontanare i seguaci dalla famiglia e dal resto della società, rendendo anche più difficile fuoriuscire ed emanciparsi da questo tipo di contesti. Sebbene l’aspetto auto-escludente delle sette possa apparire fallimentare, esso costituisce in realtà uno dei loro intrinsechi punti di forza, poiché questi ambienti si costituiscono come un polo di attrazione spesso irresistibile per persone che vivono già ai margini della comunità o che, pur essendo integrate al suo interno, non sperimentano un forte senso di attaccamento verso di esse e anzi sono critiche nei confronti degli usi e costumi della società di cui fanno parte .

sette sataniche
Le sette sataniche: dal mito alla cronaca
Una specifica tipologia di setta è quella satanica, così chiamata poiché i suoi membri si identificano nella figura biblica di Satana, nel contesto della Chiesa Cristiana Cattolica chiamato anche Lucifero o Diavolo, portando avanti condotte coerenti con quelli che ritengono essere gli insegnamenti di questa figura . L’etimologia del termine “Satana” deriva dal babilonese satam, che può essere tradotto come “controllore”, sebbene nel corso del tempo questa figura abbia assunto sfumature semantiche differenti, più affini a quelle del “provocatore” e del “tentatore” .
Dal punto di vista antropologico e culturale, la storia dei gruppi adoratori di Satana è complessa e sfaccettata. Attualmente si ritiene che il culto di Satana non sia antecedente il XX secolo e che, in epoche storiche precedenti, alcuni gruppi religiosi venissero tacciati di condotte blasfeme di natura satanica allo scopo di delegittimarli . Questo filone di studi colloca dunque la nascita del satanismo come religione codificata nel 1960, anno della fondazione della prima Chiesa di Satana ad opera di Anton LaVey .
Alcuni autori sottolineano come la credenza nel Diavolo e la sua adorazione risalgano addirittura al Medioevo e costituiscano una deviazione dagli studi di demonologia, che indagano le manifestazioni demoniache, allo scopo di comprenderle, prevenirle e combattere. Infine, altri autori retrodatano la diffusione del satanismo, inteso come una serie di pratiche codificate a carattere religioso-cultuale, al XIX secolo, periodo durante il quale vi fu un fiorente interesse culturale intorno alla figura di Lucifero, visto come anti-eroe che, coerentemente con l’etimologia del nome (Lucifero come “portatore di luce”, dal latino lux lucis, “luce”, e ferre, “portare”), in un’ottica prometeica affrancava l’umanità dall’oscurantismo della religione aprendola a nuove forme di libertà e di esplorazione della natura e del mondo.
A ciò si aggiunge anche il fascino che questa figura esercitava sulle correnti occultiste, anch’esse affermatesi nella seconda metà dell’Ottocento. Un esempio è rappresentato dall’occultista Aleister Crowley, che faceva frequenti riferimenti a Satana nelle sue opere e nelle pratiche spiritualistiche che portava avanti e che, secondo alcuni ricercatori, ha avuto un’influenza diretta sul satanismo contemporaneo .
A seguito della formazione della prima congrega di esplicita ispirazione satanica, anche altri gruppi attribuirono a sé la paternità del culto di Satana. Il medium Herbert Sloan dichiarò ad esempio di aver fondato la prima chiesa occultista votata a Satana nel 1948 . Sia nella setta di Sloan che in quella di LaVey, erano presenti alcuni elementi che successivamente sarebbero entrati a far parte del folklore associato al satanismo, tra cui l’esecuzione di rituali blasfemi e la presenza di condotte sessuali ritenute perverse o immorali .
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, le chiese sataniche crebbero di numero e ciò condusse, inevitabilmente, alla formazione di scismi e alla nascita di sette autonome. Ad esempio, nel 1982 in Italia fu fondata la chiesa dei Bambini di Satana da parte di M. Dimitri, successivamente accusato di abuso di minori ma prosciolto da ogni accusa .
In tempi più recenti, le sette sataniche sono divenute note nella cronaca nera per via di condotte criminali di varia natura, che andavano dal sacrificio animale a quello umano, passando per rituali considerati empi e sacrileghi o per condotte di natura sessuale ritenute immorali. La copertura mediatica dedicata all’argomento contribuì alla nascita di leggende metropolitane e teorie del complotto che perdurano fino ad oggi che, paradossalmente, deviarono l’attenzione dalle effettive condotte criminali messe in atto da queste organizzazioni .
Alla costruzione dell’immaginario collettivo sulle sette sataniche hanno contribuito anche opere letterarie, cinematografiche e musicali, in particolare gruppi rock che hanno adottato iconografie legate al satanismo. In ambito musicale, l’uso di simboli e riferimenti occultistici è oggi interpretato come una strategia di marketing volta a provocare, generare scandalo e diffondere contro-valori con cui soprattutto gli adolescenti – chiamati in questa fase a emanciparsi dai valori familiari – possano identificarsi. Ne è derivata un’associazione, nel senso comune, tra satanismo e condotte immorali o criminose. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra satanismo e sette sataniche: il primo è un fenomeno religioso e culturale eterogeneo, che assume forme diverse in base a principi, pratiche e credenze dei vari culti, mentre le seconde rappresentano strutture organizzate con dinamiche proprie e spesso criminogene.

Il satanismo sviluppatosi nella prima metà del secolo scorso, non si configura necessariamente come un credo comune orientato all’azione criminale, quanto come un sapere esoterico, portato avanti da individui addentro all’occultismo, che mira al perseguimento di una maggiore conoscenza della natura e del mondo, aggirando, in qualche modo, quelli che vengono percepiti come dogmi o limiti del pensiero religioso e spirituale tradizionale. In questo senso esso può essere considerato una deriva occultista di discipline quale il neopaganesimo, la teosofia e le arti magiche. Tuttavia, non si tratta che di un aspetto di un fenomeno che, sul piano socio-culturale e della condotta criminale, si è nel corso del tempo evoluto .
Per questo può, anzitutto, essere utile distinguere tra satanismo moderno e satanismo contemporaneo . Nell’ambito del satanismo contemporaneo, Introvigne distingue quattro diverse correnti, che tuttavia si collocano lungo un continuum e spesso tendono a sfumare l’una nell’altra. In primo luogo, vi è il satanismo occultista; coloro che si identificano in questa corrente si pongono al servizio del Diavolo, inteso come angelo ribelle che fu espulso dal Paradiso. Vi è poi il satanismo razionalista, che presenta una concezione di Satana come simbolo del male e ha una visione del mondo edonistica e anti-cristiana. Ancora, vi è il satanismo acido, in cui il culto del diavolo è declinato soprattutto all’interno di pratiche di natura sessuale, che spesso prevedono l’uso di narcotici e droghe. In questa forma, il satanismo si configura come figlio di una subcultura gotica, affascinata dal paganesimo e dalla necrofilia, che giustifica il libero sfogo di perversioni di natura sessuale . Infine, vi è il luciferismo, di derivazione gnostica, in cui Lucifero e Satana vengono venerati come figure sacre. Ne consegue che anche le pratiche specifiche portate avanti da questi gruppi, per quanto spesso contigue, non sono del tutto sovrapponibili.
Il satanismo moderno si configura per la segretezza del fenomeno settario e per le specifiche modalità, spesso ermetiche, di comunicazione e adesione.
Per questo, altri autori, come Truzzi , suggeriscono una differente categorizzazione, basata non sulle caratteristiche culturali del satanismo, quanto sulla composizione del gruppo. Egli distingue dunque i satanisti “solitari”, che agiscono in maniera isolata e non si riconoscono in gruppi costituiti e i satanisti “affiliati”, che convergono all’interno di gruppi più o meno organizzati.
Le condotte di entrambe le tipologie presentano comunque ulteriori differenziazioni: ad esempio, tra i satanisti affiliati, vi sono quelli di derivazione anti-cristiana, il cui obiettivo è la profanazione dei rituali cristiani, e quelli sessuali, che indulgono in pratiche orgiastiche o sado-masochistiche.
Questi gruppi presentano una condotta codificata e riconoscibile e, come conseguenza della loro esposizione, non professano né mettono in atto comportamenti apertamente illegali, come l’abuso di minori o l’omicidio. Ciò non toglie che diversi aspetti della loro dottrina possano avere un impatto negativo anche significativo su coloro che ne fanno parte, determinando come conseguenza un pericolo per la salute fisica e mentale dei membri e di persone a loro vicine.
Vi sono poi i satanisti intergenerazionali, così chiamati in quanto altamente organizzati ma, allo stesso tempo, in grado di mantenere un profilo basso. Secondo Roelofse , questo tipo di sette sataniche hanno spesso una diffusione a livello globale, mediante network segreti, e sono impegnate in un’ampia varietà di crimini, tra cui l’abuso rituale e sessuale, l’incesto, il rapimento e il traffico di esseri umani, la pedo-pornografia, l’omicidio rituale, la mutilazione e anche il cannibalismo.
Un’altra categoria è rappresentata dai satanisti sedicenti, ovvero coloro che praticano la religione satanista in maniera isolata o all’interno di piccoli gruppi poco organizzati. All’interno di questa categoria possono rientrare anche criminali che, occasionalmente, si riconoscono nei valori del satanismo e compiono atti a conferma di ciò, ma che hanno carattere individuale e non fanno riferimento a un’organizzazione criminale altamente strutturata. In alcune circostanze, viene data una “veste” satanica ed esoterica a condotte criminali che hanno, in realtà, il solo scopo di arricchire chi le perpetra o di offrire una legittimazione religiosa e culturale a un disturbo di altra natura: non vi è dunque, in questo caso, una sincera credenza religiosa o la volontà di adorare la figura di Satana .
Infine, vi è la subcultura giovanile satanista, che come indica il nome, fa riferimento all’adozione, da parte di adolescenti e giovani adulti, dei manierismi e dell’iconografia riconducibile al satanismo, senza che necessariamente subentri anche una condotta criminosa, sebbene siano stati registrati anche casi di omicidio rituale satanico ad opera di adolescenti non affiliati a sette e culti. Questi adolescenti traggono le loro informazioni dal web e dai media tradizionali e possono, occasionalmente, entrare in contatto con membri di vere sette sataniche .

Modalità di reclutamento
All’interno delle sette di ispirazione satanica, a differenza di altre tipologie di sette, l’adesione dei membri avviene sulla spinta della fede o dell’interesse nei confronti di Satana e solo secondariamente assume rilevanza la funzione del leader carismatico.
Gli studi storici hanno dimostrato che molte sette sataniche si sono formate attraverso due distinte correnti : la prima era composta da coloro che, in contrapposizione ai circoli religiosi locali, decidevano di perseguire un proprio percorso religioso improntato all’adorazione e al culto di Satana; la seconda era composta da coloro facenti parte del circuito spiritico e che, persuasi dell’esistenza dei demoni, avevano deciso di formare un gruppo di credenti.
Attualmente si assiste a un’espansione dei contesti di formazione delle sette, derivante dalla presenza di social network e piattaforme, a volte afferenti anche al cosiddetto Dark Web, dove mettersi in contatto con altri soggetti interessati al satanismo. Si tratta di gruppi virtuali o reali dove avviene il passaggio dal cosiddetto satanismo sedicente alla vera e propria appartenenza a una setta satanica .
Tutt’ora uno dei principali contesti di formazione delle sette sataniche è l’ambito dell’occultismo. Nella sua veste attuale, esso si configura come un insieme di credenze e di condotte non necessariamente a carattere satanico ma, più in generale, orientate alla ricerca di una spiegazione razionale a fenomeni paranormali. Si tratta dunque di una forma esoterica di sapere che porta con sé una tradizione eterogenea di riti, che possono assumere una conformazione cerimoniale.
All’interno di questa matrice magico-occultistica può subentrare la venerazione di Satana, che tuttavia non va vista come una “perversione” dei propositi originari, bensì come una loro evoluzione in senso anti-cristiano. Dal punto di vista dell’occultista, tuttavia, vi è un disprezzo nei confronti del satanista, il quale scientemente decide di approfondire solo gli aspetti dell’universo attinenti al male, trascurando ogni altro elemento di verità .
La formazione della setta satanica in seno all’occultismo non ne esaurisce, comunque, il percorso di espansione, che si fonda sulla costruzione di un setting sia materiale (luoghi dedicati al culto, specifiche condotte di natura rituale, individuali e di gruppo), sia immateriale, costituito dai codici di condotta, dalle norme, dalle credenze condivise dai seguaci della setta, nonché da un’iconografia riconoscibile, dal momento che l’utilizzo di immagini evocative e talvolta ermetiche, chiare solo agli iniziati, costituisce uno degli elementi cardinali nella formazione ed evoluzione della setta .
Tra i simboli più ricorrenti vi sono, ad esempio, il pentagramma, l’occhio inscritto in un triangolo, i pentacoli o il Baphomet, idolo pagano di ispirazione occultista. Non di rado il linguaggio occultista e satanico si caratterizza anche per il richiamo alla numerologia, in particolare a sequenze di numeri dotate di valore evocativo. Ciascuna di queste immagini, così come i numeri e le sigle adottate, richiama a una specifica simbologia ed è fonte di insegnamento per gli adepti .
I dettami della dottrina, assieme all’iconografia, possono essere tramandati anche sotto forma di libri e opuscoli, la cui diffusione può essere limitata a una ristretta cerchia di iniziati ed è successivamente rinforzata da strategie comunicative altamente suggestive, che rinforzano il senso di appartenenza ad un circuito mistico mediante l’uso di un lessico simbolico ed elitario.
In questo senso, un ruolo centrale nella formazione delle sette è rappresentato dal reclutamento dei membri . Tendenzialmente, coloro che fanno già parte del circolo si basano su criteri specifici forniti loro dai leader della setta.

I potenziali membri rispondono dunque a un profilo personologico e psicosociale specifico, anche se con differenze da setta a setta. Ad esempio, è noto che Charles Manson reclutasse nel proprio circolo giovani donne con problemi psicologici, che avevano interrotto ogni contatto con le famiglie d’origine, attratte dalla contro-cultura hippie e favorevoli al consumo di droghe .
Il reclutamento all’interno del fenomeno settario-satanico, presuppone specifiche strategie di manipolazione psicologica che vengono messe in atto in maniera sistematica e codificate all’interno della setta, affinché il loro ricorso divenga sempre più frequente, a fronte di una attenta preselezione dei potenziali adepti, in base al loro profilo psicologico e alle loro appartenenze sociali e culturali .
Secondo Roelofse esistono due approcci teorici al reclutamento nelle sette sataniche, legati agli orientamenti politici degli autori. L’approccio di destra considera i satanisti intrinsecamente malvagi, sostenendo che una persona sana non possa scegliere liberamente di farne parte; esso traccia quindi una netta separazione tra satanisti e società, ma non spiega il graduale coinvolgimento descritto da molte vittime. L’approccio di sinistra, invece, attribuisce maggiore peso all’influenza sociale e all’autorità dei leader: non tutti gli adepti sarebbero ribelli o instabili, ma diventerebbero tali a causa della manipolazione e della dipendenza indotta dalla setta.
La conversione al satanismo costituisce, in quest’ottica, una risposta disfunzionale al bisogno, vissuto in modo spontaneo da molti adolescenti e anche da adulti con vulnerabilità, di identificarsi in figure potenti e dotate di fascino, di avvertire un sollievo temporaneo dall’alienazione e dall’isolamento sociale e di immergersi in un’atmosfera religiosa svincolata, però, dalle responsabilità morali e comportamentali che contraddistinguono le organizzazioni religiose tradizionali .
A seguito del reclutamento, per entrare ufficialmente a far parte delle sette organizzate, spesso è necessario sottoporsi a un rito di passaggio, che contempla il compiere azioni di natura immorale o addirittura illegali. Tale condotta, oltre a dimostrare agli altri membri del gruppo la lealtà del nuovo adepto, ha anche la funzione di legarlo indissolubilmente alla setta, poiché l’assistere o il compiere in prima persona determinate azioni, agisce come un vincolo psicologico e anche “di fatto”, dal momento che la persona diviene ricattabile qualora decidesse di abbandonare la setta.
Il modo in cui le sette sataniche si formano e si evolvono nel tempo, contribuisce a configurare il loro assetto gerarchico.
Anzitutto, le organizzazioni sataniche codificate presentano un sistema di tipo piramidale alla cui sommità si trovano i leader, che spesso sono anonimi e occupano ruoli di potere anche negli altri contesti di vita. Alcune sette si suddividono a loro volta in gruppi più piccoli, noti come circoli. Ciascun circolo presenta un prelato che esercita l’autorità sugli altri membri del gruppo e che a volte viene adorato come una figura semi-divina, in quello che in determinate circostanze può assumere il carattere di un culto della personalità .
Il contesto di formazione e l’assetto gerarchico delle sette contribuiscono, infine, a determinare il loro modus operandi e la loro condotta criminale.
Le sette come organizzazioni criminali
Il fenomeno delle sette sataniche è complesso e comprende realtà diverse, accomunate però dalla diffusione di condotte criminali e da un codice valoriale criminogeno. Sebbene l’appartenenza a una setta non costituisca di per sé reato, la letteratura e i documenti ufficiali fin dagli anni Ottanta evidenziano la frequente associazione tra satanismo e pratiche illegali, talvolta intese come veri e propri rituali di coesione interna. La natura criminale delle sette si manifesta sia attraverso reati concreti – dall’occultamento e vilipendio di cadavere (artt. 410 e 412 c.p.), spesso con riti legati a resti umani o feti, fino all’incesto (art. 564 c.p.), configurato come gesto profanatorio e perversione sessuale spesso ai danni di minori – sia mediante delitti contro il patrimonio (furti, truffe, estorsioni, circonvenzione di incapace, usura), talvolta mirati a luoghi di culto o beni pubblici e privati, con finalità simboliche di profanazione. In Italia le indagini hanno documentato raduni in luoghi appartati, con rituali, sacrifici animali, condotte sessuali promiscue o non consenzienti, fino ad abusi di gruppo. Esemplare è il caso delle “Bestie di Satana”, responsabili negli anni ’90-2000 di omicidi, disseppellimenti e altri reati, organizzati in livelli gerarchici fondati su omertà e intimidazione. Anche altri episodi di cronaca hanno registrato profanazioni di tombe, furti di ostie consacrate e coinvolgimento di giovani e persino minori. La condotta delle sette, dunque, si configura non solo come illegale ma anche come immorale, costituendo un rischio significativo per gli affiliati e per la collettività.
Dinamiche psicopatologiche caratteristiche delle sette
Le principali condotte criminali delle sette sataniche si intrecciano con dinamiche psicopatologiche che, oltre a generare comportamenti criminogeni, compromettono gravemente la salute mentale degli affiliati. Secondo varie ipotesi, la vera forza di coesione di questi gruppi risiede nelle dinamiche manipolative tra leader e adepti, più che negli aspetti culturali, e tali meccanismi risultano comuni a molte realtà settarie. Roelofse sottolinea la ricorrenza di disturbi psichiatrici nei membri, che spaziano dalla tossicodipendenza ai disturbi di personalità antisociali e violenti: spesso preesistenti, ma aggravati dall’ingresso nella setta e dall’uso di sostanze. Altri correlati sono ribellione, bassa autostima, abuso di alcol e droghe, aggressioni verbali e fisiche, mutilazioni animali, scarificazioni, automutilazioni e manipolazioni dell’aspetto. In numerosi casi si sviluppa il Disturbo Dissociativo dell’Identità (DDI), esito di traumi e della necessità di distruggere il “vecchio sé” per assumerne uno nuovo imposto dal culto. Studi degli anni ’90 ne hanno documentato l’alta incidenza tra soggetti coinvolti in torture rituali, abusi sessuali, incesti, omicidi sacrificali, infanticidi e cannibalismo. Il DDI è stato collegato anche a fenomeni di possessione, che nel satanismo assumono rilievo clinico e criminologico: tali esperienze favoriscono il distacco dal sistema morale esterno e la piena adesione ai dis-valori della setta, legittimando condotte antisociali. Roelofse osserva che la continuità tra funzionamento psichico e valori morali spiega come l’adozione di codici contrari a quelli sociali faciliti la deriva criminale. Resta tuttavia fondamentale distinguere tra satanismo come religione o ideologia (che può limitarsi alla diffusione di disvalori) e satanismo criminale, in cui il condizionamento e la perdita di libertà individuale rendono l’adesione una variabile centrale in ottica criminologica e giuridica.

La manipolazione mentale e l’abuso degli adepti
Il tema del vizio di mente nelle sette sataniche è stato affrontato da Mamo e Mascolo (Satanismo ed esoterismo. Discrimen tra vizio di mente e capacità di intendere e di volere), solleva il problema di distinguere tra capacità e incapacità di intendere e volere (art. 85 c.p.).
Gli adepti, infatti, possono agire in modo apparentemente consapevole ma in realtà condizionati da fragilità psichiche e da manipolazioni esercitate dal gruppo e dai leader.
Il vizio totale di mente esclude l’imputabilità, poiché il soggetto, in preda a psicosi, deliri o allucinazioni, non è in grado di percepire il significato delle proprie azioni né di autodeterminarsi.
Il vizio parziale, invece, lascia sussistere la responsabilità, ma consente una riduzione di pena, dato che la persona comprende il disvalore della condotta ma non riesce a controllare impulsi e comportamenti.
La valutazione forense si fonda sul “doppio binario”: accertare l’infermità e misurare il suo impatto concreto sulla capacità di intendere e volere al momento del fatto.
Anche al di fuori delle sette, il nesso tra malattia mentale e criminalità è consolidato, ma in tali contesti assume rilievo specifico l’influenza ambientale, che non resta marginale bensì diviene fattore centrale nella genesi del reato.
La manipolazione settaria può alterare credenze, motivazioni e percezione della realtà tramite tecniche persuasive, gaslighting, flirty fishing, isolamento sociale ed economico, coercizione fisica e psicologica, fino a indurre dipendenza totale. Queste strategie, soprattutto su soggetti fragili, incidono sull’esame di realtà e rendono complessa la valutazione dell’imputabilità.
Il profilo dei manipolatori è spesso narcisistico e caratterizzato da megalomania e culto della personalità; quello dei manipolati, invece, da vulnerabilità preesistenti che favoriscono la soggezione e la dipendenza.
La perizia psicologica deve quindi considerare non solo il soggetto e l’iter criminis, ma anche il contesto settario, i rituali, le credenze e gli stili di vita, distinguendo la fragilità originaria da quella indotta dall’esperienza manipolatoria. L’obiettivo non è terapeutico ma diagnostico: stabilire se, al momento del reato, l’imputato fosse capace o meno di intendere e di volere, con attenzione a non influenzare ulteriormente testimonianze e dichiarazioni di soggetti vulnerabili, minori inclusi.

Modus operandi omicidiario e profiling criminologico tipico delle sette sataniche
L’analisi dei delitti riconducibili a contesti satanici consente di evidenziare un modus operandi altamente ritualizzato, che si distingue da altre tipologie di omicidio non tanto per le modalità pratiche di esecuzione, quanto per la loro funzione simbolica. Il rito omicidiario non ha un valore puramente strumentale, ma rappresenta un atto identitario, attraverso il quale il gruppo rafforza i propri legami interni e sancisce la supremazia del leader. Dal punto di vista del profilo criminale, ciò denota un orientamento collettivo alla violenza, dove la partecipazione corale, anche solo in forma passiva o di testimonianza, è finalizzata a creare un vincolo di corresponsabilità e di silenzio.
Le vittime, spesso selezionate per la loro vulnerabilità o per il valore simbolico attribuito loro (giovani, soggetti fragili, membri stessi della setta), rivelano un pattern di scelta che rimanda a tratti di predazione opportunistica, mascherata da motivazioni mistiche o sacrali. Tale selettività rivela nei leader tratti narcisistici e manipolatori, uniti a una tendenza al dominio assoluto, mentre nei gregari si riscontra la propensione alla sottomissione e all’annullamento del sé.
La scena del crimine restituisce quasi sempre una teatralizzazione dell’omicidio: corpi posizionati secondo schemi rituali, segni esoterici, mutilazioni o manipolazioni post-mortem che traducono in simboli l’ideologia della setta. Per l’investigatore ciò rappresenta un indicatore fondamentale, poiché la presenza di tali elementi rituali, al di là del loro valore pratico, riflette la volontà di imprimere un significato identitario e di sottolineare la separazione radicale dai valori sociali condivisi.
Dal punto di vista del profiling, il comportamento dei membri durante e dopo l’omicidio evidenzia alcuni tratti ricorrenti: il leader mostra caratteristiche tipiche della personalità antisociale e paranoide, connotata da grandiosità e bisogno di controllo, mentre i seguaci tendono a manifestare dipendenza, suggestionabilità e ridotta capacità critica. La ritualità serve dunque a consolidare la leadership e a neutralizzare eventuali dissensi interni, creando una catena di corresponsabilità che rafforza la coesione settaria.
Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dal depistaggio intenzionale: la presenza di simboli contraddittori o volutamente confusi può essere interpretata come una strategia per ostacolare le indagini e riaffermare la presunta “onnipotenza” della setta. Anche questo tratto è coerente con il profilo manipolatorio e narcisistico del leader, che si compiace dell’effetto di disorientamento prodotto sulle autorità.
In conclusione, l’omicidio settario di matrice satanica non va letto soltanto come atto di violenza estrema, ma come strumento di affermazione identitaria e di controllo: il crimine è funzionale a consolidare il gruppo, ad accrescere il potere del leader e a sancire la definitiva esclusione dei membri dal mondo esterno. Questo rende la scena del crimine un documento prezioso per il profiling, poiché ogni dettaglio rituale e organizzativo riflette la struttura psicologica e criminogena della setta.
Bibliografia
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