Trauma e identificazione con l’aggressore : una lettura clinica attraverso Harry Potter

Nel lavoro clinico con le vittime di abuso psicologico, emerge con frequenza un aspetto che raramente viene colto nella sua profondità: il trauma non coincide solo con l’evento violento originario, ma con ciò che quel trauma lascia dentro, continuando ad agire anche quando la relazione abusante è formalmente conclusa.
Nel trauma relazionale — e in particolare nelle dinamiche che vedono coinvolto un narcisista maligno — la sofferenza non è data esclusivamente dall’attacco subito, ma dal legame psichico che si instaura con la fonte dell’abuso, soprattutto se questo è un genitore o un partner con cui abbiamo trascorso la vita. Un legame che sopravvive sotto pelle e che si manifesta con pensieri intrusivi, autocritica feroce, incubi, vergogna, paura, ipervigilanza e confusione identitaria. A volte si manifesta anche con rabbia cronica e sete di vendetta o di giustizia, diventiamo noi gli eroi che avremmo voluto ci proteggessero.
La vittima non è solo ferita: è abitata dal trauma.
In questo senso, alcune narrazioni simboliche permettono di rendere visibili meccanismi psicodinamici complessi. La saga di Harry Potter, offre una rappresentazione sorprendentemente accurata del trauma relazionale, della sua persistenza e delle condizioni necessarie per la sua integrazione nel processo di individuazione e crescita di Harry.
Voldemort e la cicatrice: il trauma come legame psichico

Voldemort rappresenta il persecutore primario, colui che infligge il trauma originario.
L’attacco a Harry non si conclude con il fallimento dell’omicidio: lascia una cicatrice che non è un semplice segno del passato, ma una ferita attiva, attraverso la quale il persecutore continua a esercitare un’influenza su di lui.
La cicatrice permette a Harry di:
- provare dolore quando Voldemort è vicino
- accedere ai suoi stati emotivi
- percepirne i pensieri
Dal punto di vista clinico, questo è il cuore del trauma complesso:
il trauma non è solo memoria, è una voce che ci parla quotidianamente e che rappresenta una “connessione forzata” con l’aggressore. Molte vittime descrivono esattamente questa esperienza: “anche quando non c’è più, lo sento dentro, sento le sue parole, quello che mi diceva e faccio fatica a capire se quei pensieri siano miei o meno”.
La cicatrice è la metafora del legame traumatico e dell’introiezione dell’aggressore: ciò che è stato inflitto dall’esterno diventa parte del mondo interno.

Condividere l’ombra: quando il trauma minaccia l’identità
Uno degli snodi più angoscianti della storia di Harry è la scoperta di condividere con Voldemort alcune caratteristiche: la capacità di parlare il serpentese, il legame mentale, l’accesso a dimensioni oscure. Questa rivelazione viene vissuta come una minaccia identitaria: se ho qualcosa di lui dentro di me, allora sono come lui.
Clinicamente, questo passaggio è centrale.
Molte vittime di abuso temono le proprie reazioni, la rabbia, la durezza, il cinismo appreso nel trauma. Temono che quelle parti le rendano simili all’aggressore.
La saga mostra con chiarezza che avere una parte oscura non equivale a essere l’oscurità.
La differenza non sta nell’assenza dell’ombra, ma nella possibilità di scegliere.
La liberazione dal trauma non avviene attraverso la rimozione di queste parti, ma attraverso la loro integrazione: riconoscere ciò che il trauma ha lasciato, senza identificarvisi.

I Dissennatori: riattivazione del trauma e svuotamento psichico
Accanto a Voldemort agiscono i Dissennatori.

Nel canone, essi non infliggono il trauma originario, ma svolgono una funzione diversa e altrettanto devastante: riattivano il dolore, svuotano l’energia psichica, impediscono la guarigione.
I Dissennatori:
- si nutrono delle emozioni positive
- fanno riaffiorare i ricordi più traumatici
- inducono freddo, buio e disperazione
- annullano la capacità di provare gioia e speranza
Quando sono presenti, Harry non subisce un nuovo attacco: è costretto a rivivere il trauma della perdita dei genitori. Questo è un meccanismo clinicamente preciso: i Dissennatori agiscono come trigger traumatici.
Il freddo e l’oscurità che li accompagnano rimandano a uno stato di congelamento psichico (freeze): una risposta difensiva in cui l’organismo riduce l’attivazione emotiva per sopravvivere all’insopportabile.
Molte vittime descrivono il trauma con le stesse parole: freddo, vuoto, assenza di emozioni.
Il Bacio del Dissennatore: sopravvivere senza identità

Il Bacio del Dissennatore non uccide il corpo, ma rimuove l’anima.
La persona resta viva, ma priva di identità, volontà e coscienza di sé.
Clinicamente, è la rappresentazione estrema dell’annientamento del Sé nel trauma non elaborato: si sopravvive, ma non si vive; si funziona, ma non si sente.
Dissennatori come apparato dell’aggressore
Nel mondo di Harry Potter, i Dissennatori vengono utilizzati da Voldemort come strumenti di controllo e persecuzione. Non sono il persecutore primario, ma il suo apparato esecutivo, ciò che mantiene il terrore attivo anche in sua assenza.
Nel trauma relazionale, questa funzione è svolta da tutto ciò che continua a evocare l’aggressore: contesti collusivi, figure svalutanti, messaggi interiorizzati, stati emotivi appresi. Il trauma non ha bisogno della presenza dell’abusante per continuare ad agire.
Expecto Patronum: la risorsa psichica contro la riattivazione traumatica
Nel canone, l’unico modo per respingere i Dissennatori è Expecto Patronum.
L’incantesimo non funziona sulla forza di volontà, né sulla negazione del dolore, ma sulla capacità di accedere a un ricordo emotivamente positivo e autentico.
Dal punto di vista clinico, il Patronus rappresenta:
- la riattivazione delle risorse interne
- il recupero della memoria affettiva
- la continuità del Sé oltre il trauma
Non cancella la ferita, ma impedisce al trauma di invadere il presente.

Conclusione clinica
La metafora di Harry Potter mostra con grande precisione che il trauma non si supera credendo di poter arginare o eliminare ogni traccia di oscurità, ma integrandola e neutralizzando gli aspetti negativi trasmessi dal “genitore” traumatizzante che rifiutiamo. Finché non accettiamo questi elementi ne siamo schiavi. Accettare non significa giustificare, perdonare, ma avere consapevolezza. La cicatrice resta, l’ombra esiste, i Dissennatori possono tornare. Ma ciò che cambia è il rapporto con queste parti.
Il trauma non definisce l’identità. È il modo in cui viene riconosciuto, attraversato e integrato a determinare se resterà una ferita aperta o diventerà una cicatrice che non governa più il Sé.
Guardare alla manipolazione narcisistica maligna attraverso la lente dei Dissennatori di Harry Potter e dalla disidentificazione consapevole dall’aggressore più senza temerlo ci offre una chiave potente per comprendere il vuoto e la paura che essa genera. Allo stesso tempo, la formula Expecto Patronum ci ricorda che, anche nei momenti più oscuri, la luce della forza e della speranza può emergere, guidandoci verso la trasformazione e la rinascita.
