Siamo capaci di pensare prima di nascere?
Il cervello e l’attività neurale prenatale
È una domanda che la filosofia, la psicologia e le neuroscienze si pongono da secoli: quando nasce davvero il pensiero umano?
Siamo abituati a credere che la mente inizi a funzionare dopo la nascita, quando il neonato entra in contatto con la voce materna, la luce, il tatto, l’ambiente sensoriale.
Ma le ricerche scientifiche più recenti affermano che esiste una mente prima della nascita ossia un’attività neurale pre-natale, una fase pre-relazionale e pre-sensoriale, un livello quasi primordiale dello sviluppo.

Uno studio condotto all’Università della California, Santa Cruz, e pubblicato su Nature Neuroscience, utilizzando organoidi cerebrali umani, ha potuto esplorare aspetti fino ad oggi inaccessibili: l’emergere dell’attività neurale spontanea prima che il cervello riceva qualsiasi stimolo dall’esterno.
La scoperta è sorprendente:
il cervello umano inizia a definire la propria organizzazione funzionale prima ancora di avere la possibilità di “percepire” il mondo, generando pattern elettrici spontanei, complessi e sorprendentemente ben strutturati.
Per chi opera nella psicologia clinica ed evolutiva, questo risultato ha implicazioni enormi.
Ridefinisce l’idea stessa di sviluppo, di origine del Sé neuro-cognitivo, e mostra quanto precocemente possano manifestarsi tanto le potenzialità quanto le vulnerabilità che plasmeranno l’intera traiettoria evolutiva di un individuo.

Un sistema operativo innato: il cervello si auto-organizza prima dell’esperienza
Gli organoidi — modelli tridimensionali di tessuto cerebrale derivati da cellule staminali — non possiedono organi di senso, non ricevono luce, suoni, odori, né interazioni relazionali.
Eppure, durante la loro maturazione in laboratorio, iniziano a produrre scariche elettriche coordinate, paragonabili ai ritmi neurali che nel cervello adulto sostengono percezione, coscienza e integrazione sensoriale.
Per lungo tempo si è ritenuto che fosse l’esperienza a guidare la costruzione dei circuiti neurali.
Questo studio dimostra invece l’esistenza di una fase antecedente: una forma di auto-organizzazione intrinseca, una sorta di grammatica neurale originaria attraverso cui le reti neuronali iniziano a sincronizzarsi ancor prima che il mondo esterno abbia un ruolo.
Il gruppo di ricerca guidato da Tal Sharf descrive questo fenomeno come un vero e proprio “sistema operativo” primordiale:
non si tratta di un cervello pienamente sviluppato, ma un insieme di istruzioni genetiche che orientano la formazione delle prime connessioni e definiscono i pattern attraverso cui il cervello interpreterà successivamente la realtà.
Ancora più sorprendente è la vicinanza di questa attività alla default mode network, la rete di base del cervello umano implicata nella rappresentazione del Sé, nella memoria autobiografica, nell’immaginazione e nell’integrazione senso-motoria. Osservarne una forma embrionale in organoidi completamente privi di esperienza è un risultato rivoluzionario.
Implicazioni per la psicologia dello sviluppo
Per chi si occupa di psicologia evolutiva e neuropsichiatria infantile, emergono tre implicazioni fondamentali:
1. La mente non è una “tabula rasa”, ma possiede già una sua esperienza pre-natale
Il neonato non arriva al mondo come una tabula rasa.
Entra in relazione con mondo attraverso un sistema nervoso che ha già avviato la formazione di ritmi, micro-pattern e sistemi di sincronizzazione.
Lo sviluppo non inizia con l’esperienza: è l’esperienza che si inserisce su un pattern innato.
Questo conferma molte delle teorie di Stern, Schore e Siegel, secondo cui il Sé emerge da processi di auto-organizzazione che anticipano e strutturano le prime relazioni.
2. Il cervello è predisposto all’attaccamento sin dalla nascita
Le cure primarie non “creano” i circuiti mentali:
li modulano, li consolidano o li dis-organizzano.
La responsività materna dialoga con una mente già attiva, già impegnata in un processo di integrazione interna.
L’intersoggettività, dunque, è un incontro reciproco tra un ambiente regolante e un sistema già progettato per interagire.

3. La vulnerabilità è sorprendentemente precoce
Se le reti neurali iniziano a formarsi prima dell’esperienza, allora fattori come possono interferire con questa auto-organizzazione iniziale, generando pattern irregolari che più tardi si manifesteranno come disturbi della regolazione, disturbi del neuro-sviluppo e sensibilità sensoriali. :
- stress materno
- tossine ambientali
- farmaci
- microplastiche
- stati infiammatori
- vulnerabilità genetiche
Questo apre prospettive radicalmente nuove per diagnosi precocissime e prevenzione neuro-evolutiva.

Il contributo delle neuroscienze cliniche
Le sequenze elettriche registrate negli organoidi non sono casuali: seguono temporalità precise, simili ai ritmi osservabili nel cervello maturo.
Queste sequenze potrebbero rappresentare:
-
indicatori di sviluppo tipico
-
oppure biomarcatori precoci di rischio
per condizioni quali:
- disturbi dello spettro autistico
- ADHD
- difficoltà di regolazione emotiva
- sindromi genetiche non manifeste
- esposizioni tossiche prenatali
Per la prima volta, disponiamo di un modello che permette di studiare queste traiettorie prima della nascita, senza interventi invasivi.
Gli organoidi offrono la possibilità unica di osservare come i circuiti neurali si auto-assemblano, e come fattori esterni possano deviarne — o preservarne — la costruzione.
Un nuovo paradigma: il Sé come emergenza interna
Le implicazioni teoriche sono profonde.
Il cervello non è un sistema passivo che riceve informazioni e le elabora.
È un apparato dinamico e auto-organizzato che inizia a creare mappe interne molto prima del primo contatto con il mondo.
In questo quadro, l’esperienza non costruisce il Sé:
lo modella, lo rafforza, lo corregge, orientandolo entro un impianto già predisposto biologicamente.
Neurobiologia, psicologia evolutiva e clinica convergono così in un unico paradigma:
la mente nasce dall’incontro tra una struttura interna preconfigurata e un ambiente che ne sostiene l’integrazione.
![]()
Conclusione
La scoperta che il cervello umano possieda un “sistema operativo” primordiale cambia profondamente il modo in cui concepiamo lo sviluppo, la vulnerabilità e la cura.
Ogni bambino porta con sé una trama originaria di ritmi, connessioni e potenzialità che precedono la relazione, ma che nella relazione trovano direzione, significato e narrazione.
Comprendere questa matrice nascosta significa avvicinarsi al punto in cui la storia della mente inizia davvero:
non fuori, ma dentro, nel silenzio dell’auto-organizzazione neurale.
Fonti: https://neurosciencenews.com/neuroscience